Progetto educativo

La nostra idea di educazione..
La visione pedagogica del nostro asilo è orientata al bambino e alla bambina competente che ha già tutto in sé e a cui deve essere solo data la possibilità di esprimersi attraverso tutti i linguaggi.
Ai bambini e alle bambine vengono proposte attività ludiche e di scoperta legati ad attività di vita quotidiana attraverso l’uso e la sperimentazione di materiale di recupero, di riciclo e naturali.
Il bambino e la bambina vengono accompagnati e sostenuti nel cammino verso l’autonomia e il soddisfacimento dei bisogni personali attraverso attività legate alla vita quotidiana ( “Aiutami a fare da solo” Maria Montessori).

Slow school
Il bambino di oggi è sempre in movimento, impara tantissime cose, entra in contatto con adulti diversi, usa le tecnologie fin da piccolo (oggi ci sono tantissimi device per i piccolissimi) che gli accelerano i ritmi cardiaci, lo eccitano e lo sollecitano a nuove stimolazioni. È un circuito perverso che offre una risposta insidiosa rispetto ai reali bisogni dell’infanzia di oggi.
Velocità e quantità stanno già nei ritmi di vita dei bambini. Un nido deve selezionare e rallentare, offrire esperienze qualitativamente elevate e ritmi a passo di bambino. Tanti “lavoretti” non è sinonimo di qualità educativa. Accanto alla cultura della fretta e del consumo si può offrire un’alternativa attivando una cultura della comunità del servizio educativo.
Il nido per noi ha il compito di riequilibrare le esperienze dei bambini e non offrire ciò che già in abbondanza si trova fuori. Sono agitati e inquieti? Allora noi lavoriamo sulla calma e la lentezza. Sono troppo soli? Noi lavoriamo sulla relazione e la condivisione. Sono troppo fragili a livello affettivo? Noi lavoriamo sull’ascolto, sull’assenza di giudizio, sulla disponibilità ad accogliere l’altro.
Fare educazione in maniera “slow”, mettere in pratica la così detta “pedagogia della lumaca”, significa cercare di fondere la vita quotidiana con gli apprendimenti. Per far questo occorre riconoscere gli apprendimenti diffusi e interdisciplinari nascosti in tutti i momenti della giornata. Significa dedicare molta attenzione all’organizzazione degli spazi e dei tempi, alle relazioni, alle situazioni informali, alle interazioni e alle conversazioni fra i bambini stessi. Significa avere una vera e propria “regia educativa”.

Outdoor education
Con “Outdoor Education” si definisce una cornice metodologica alla quale fanno riferimento una molteplicità di pratiche educative alcune delle quali hanno una lunga storia alle spalle, ma che oggi trovano nuove connotazioni e un’urgenza pedagogica date dal fatto che il rapporto uomo/ambiente è diventato centrale nella formazione a partire dalla primissima infanzia.
Sarebbe semplicistico ritenere che il “fare educazione” all’aperto comporti una semplice trasposizione della tradizionale programmazione didattica all’esterno.
Allo stesso modo pensare che sia sufficiente andare fuori dall’asilo nido sia outdoor education. L’educazione all’aria aperta è un modo di impostare metodologie pedagogiche e deve essere svolta anche quando si è dentro le mura di un servizio educativo: ad esempio programmando attività eco-sostenibili, impostando la quotidianità facendo attenzione al risparmio energetico, promuovendo l’educazione al rischio.
Per quanto riguarda la questione del rischio, è importante che venga sempre considerata anche negli spazi interni, poiché la percezione del “rischio” è amplificata (se non esasperata) quando i bambini vivono gli spazi esterni. In un certo senso nel pensiero comune l’aria aperta viene vista come una minaccia fisica, perché gli spazi esterni sono pieni di pericoli, e mentale perché il giardino è sinonimo di “nullafacenza”.
Non si tratta banalmente di negare il problema, ma di mettere in atto accorgimenti e strategie pertinenti rispetto all’esperienza che si intende svolgere all’esterno, cercando l’alleanza con i genitori a partire dalle attività interne. La comunità scientifica concorda che la prevenzione al pericolo si basa sull’educare il bambino a conoscere per diretta esperienza l’ambiente in cui vive, nelle sue dimensioni più naturali, sviluppando così gli “anticorpi formativi” che gli consentono di imparare ad affrontare le difficoltà, a correre qualche rischio conoscendo le proprie possibilità. E l’ambiente esterno è quello che si presta al meglio se strutturato in modo naturale.

Ambientamento
L’ ambientamento è una fase particolarmente significativa per la storia del bambino all’interno del nido, inizia con un incontro tra la famiglia e le educatrici durante il quale ci sarà uno scambio di informazioni sulla sua storia personale.
Successivamente il bambino e il genitore iniziano a frequentare il nido con gradualità, prendendo confidenza con l’ambiente, con le educatrici e gli altri bambini.
La durata dell’ambientamento è imprevedibile ed è destinata a variare da bambino a bambino, in relazione a quelli che sono i tempi individuali e al tipo di fruizione del servizio.
Per un efficace ambientamento si ricorda che:
• questa fase riguarda tanto il bambino quanto il genitore;
• il bambino al nido incontra nuovi adulti e coetanei, ma anche nuove regole, materiali, tempi e spazi; l’ avvicinamento, la comprensione e l’ accettazione di ciascuna di queste nuove dimensioni di esperienza richiede tempi distesi;
• l ‘ ambientamento necessita di prudenza e progressività, ma anche di decisione e di chiarezza fra educatore, genitore e bambino.
I tempi dell’ambientamento:
Per i bambini
Durante la prima settimana i bambini entreranno al nido per poche ore accompagnati dai genitori (per i primi 3 giorni), successivamente ci saranno i primi distacchi durante i quali i bambini verranno accolti e coinvolti dalle educatrici in piccole attività.
Nella seconda settimana di frequenza i bambini inizieranno a vivere tutte le routine principali dell’asilo, il pranzo e la nanna.
Per le prime settimane il tempo di frequenza dei bambini è ridotto rispetto a quello del modulo orario scelto.
Per i genitori
I genitori che accompagnano i bambini in questo percorso, per i primi 3 giorni, stanno insieme ai propri figli per un massimo di un’ora e mezzo. Nei giorni successivi, dopo essersi trattenuti all’interno dell’asilo nido per un’ora, avviene il primo distacco di circa 15 minuti per poi aumentare il tempo della separazione in base alle reazioni dei bambini e dei genitori. Nella seconda settimana di frequenza al momento del primo pasto si chiede ai genitori di essere presenti subito dopo la fine del pranzo. Lo stesso per il momento del primo sonno, si chiede ai genitori di essere presenti al momento del risveglio, aumentando piano piano l’intervallo tra il risveglio e l’uscita pomeridiana